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Ricordando Guruji


Due anni fa, il 20 agosto 2014, scompariva B.K.S. Iyengar.

I suoi insegnamenti e il suo esempio sono sempre più vivi tra di noi, anzi, il fatto che non ci sia più ci induce a meditare con più profondità le sue parole e il suo insegnamento.

Vi proponiamo quindi la traduzione del video della sua ultima intervista, che molti di noi avevano visto alla Convention e su Facebook.


 

 

B.K.S. Iyengar: un messaggio unico

Lo yoga è una materia così ampia...leggendo gli Yoga Sutra di Patanjali si possono trovare molti aspetti della vita, e mi vengono in mente alcuni esempi: quando il Mahatma Gandhi decise di lottare per l'indipendenza, lo fece seguendo i primi due aspetti dello yoga, cioè Ahimsa, non-violenza e Satya, verità: l'India dunque ha conquistato l'indipendenza sulla base della filosofia dello yoga.

Altro esempio: nelle Upanishad c'è una storia che si intitola "Raikva": Raikva era solito stare sotto un carro di buoi per 24 ore al giorno, non si muoveva da lì. Il re, pensando che quest’uomo dovesse avere una grande anima, volle conoscerlo e decise di andare a fargli visita.

Raikva gli chiese: “Che cosa mi puoi dare in cambio della mia conoscenza?”

Il re rispose: “ Metà del paese, metà del mio regno”

Raikva rise: “Ma non appartiene solo a te! Offrimi solo quello che è tuo per davvero, e poi io vedrò se accettare”

Il re non seppe cosa rispondere, ma continuò ad andare da Raikva, finché un giorno gli disse: “Ti offro me stesso”. “Sei la persona adatta per imparare la vita spirituale - rispose Raikya - perché essa dipende da Asteya" (la qualità che definiamo “Non appropriarsi indebitamente”)

E poi c'è anche l'esempio di Bhishma (Brahmacarya) che decise che non si sarebbe mai sposato, in considerazione del suo passato. Divenne così il primo osservante della castità solo con la forza di volontà, mentre se guardiamo l'altro grande osservante del celibato, Hanuman, lui era casto naturalmente.

In conclusione: ognuno di questi individui, seguendo un aspetto dello Yoga, ha conquistato il mondo, ha conquistato la propria mente, ha conquistato il proprio corpo, ha conquistato il proprio sé.

Se è così, ho pensato, perché non applicare lo stesso concetto agli Asana? Quando ho iniziato a riflettere in questo senso avevo circa 16-17 anni, ed avevo davanti agli occhi un esempio vivente, il Mahatma Gandhi. C'erano tre persone a quel tempo in India che erano esempi viventi: Aurobindo, Ramana Maharishi e Mahatma Gandhi. E queste tre leggende viventi mi hanno indicato la strada, ovvero che qualunque aspetto dello yoga avessi intrapreso, avrei dovuto essere totalmente nell'azione, totalmente nell'amore, totalmente assorbito nella riflessione su ciò che facevo.

Jnana (conoscenza), Bhakti (devozione) e Karma (azione): ho portato questi tre aspetti della nostra antica filosofia nella pratica degli Asana. Ora tanti affermano che la pratica degli Asana non è yoga per niente, è pieno di nuovi filosofi che insegnano seduti in poltrona.

Anticamente non era così: tutti dovevano fare gli Asana, basta studiare la storia per sapere che era obbligatorio per tutti. Persino all'età di cinque-sette anni, quando facevano Sankalpa, dicevano: "Asana, Pranayama, Dhyan“, che significa, assumi una posizione corretta e fai Pranayama, per fare Japa (ripetizione) del Gayatri mantra. Questo significa che Asana e Pranayama ci sono sempre stati, da tempo immemorabile, senza nessuna divisione o separazione (dalle altre pratiche), sia che seguissero un percorso karmico, o jnana, o yogico, o di bhakti. Asana e pranayama erano l obbligatori, presenti ovunque!

E anche oggigiorno, nella celebrazione del Puja, il pujari dice: “Asana, Pranayama, Dhyan”. Ora sono diventati solo una cifra letteraria, non attuale, ma ai vecchi tempi erano intesi in senso letterale, si dovevano praticare. Solo dopo (la pratica di Asana e Pranayama) era possibile fare Japa. La storia mostra molto chiaramente che Asana e Pranayama in passato erano la parte principale del cammino.

Oggi si dice: “Chiudete gli occhi, sedetevi per la meditazione”, ma nessuno sa se veramente stiano facendo meditazione o dormano, o restino più o meno in uno stato semi-somatico! Mentre per gli Asana dovete prestare totalmente la vostra attenzione, con consapevolezza, in tutte le cellule del corpo e questo richiede una disciplina formidabile. Allora ho pensato che per disciplinare la mente degli studenti, per coinvolgerla, dovevo far in modo che i jnanendriya - i cinque sensi di percezione - lavorassero con una chiarezza tale da costringere la mente ad essere attirata automaticamente, come un magnete, verso di essi. Così ho cominciato a lavorare sui sensi di percezione usando gli organi di azione come strumento per l'evoluzione, facendola iniziare dall'allineamento. Se il mio alluce destro è attivo perché il sinistro non lo è? Se il mio secondo dito è dritto ed invece il sinistro è storto, perché uno è storto e uno è dritto? Ho imparato l'allineamento osservando il mio corpo: se il peso cade qui su questo dito, di là sull'altro dito, è sbagliato.

Il Signore Krishna è stato l'unico a dare l'aspetto percettivo dello yoga: "samatvam yoga ucyate, karmasu kaushalam. yoga karmasu kaushalam" 1con queste due frasi "samatvam yoga ucyate" e "samam kaayashirogrivam dhaarayannacalam sthirah"2: il corpo, il suo filo a piombo è il centro, e le estremità sono a destra e a sinistra, devono essere estese nello stesso modo e percepite come uguali rispetto al filo a piombo. Questo è "sthiram sukham asanam"3 , non come si dice oggi: "Mettevi a sedere comodi"! Vuol dire che bisogna prestare una attenzione tale da osservare se la parte più lontana a destra e la parte più lontana a sinistra sono allineate al filo di piombo del centro. Come portare le estremità del corpo in una linea a piombo? Attraverso il messaggio di Krishna ho cominciato a imparare ed è così che sono arrivato all'allineamento.

Rivoluzione dello yoga attraverso l'uso degli attrezzi.

Nell'iconografia classica, Narasimha siede a gambe incrociate, e ha un lungo pezzo di stoffa, tipo cintura, che gli circonda le ginocchia, poi ci sono tante immagini di yogin che usano i bastoni sotto le braccia: sono dei supporti! Quindi in passato venivano usati dei supporti, poi l'abitudine è andata perduta. Si dice anche che gli yogin facevano sirsasana sugli alberi, ma non se ne trova l'illustrazione da nessuna parte. Ho voluto capire cosa si intendesse, e l'ho capito osservando le radici dell'albero di banyan, che pendono dai rami: mi ci sono appeso e ho fatto sirsasana. Ecco come è nato l'uso delle corde!

Patanjali ha parlato dell'effetto dello yoga in un sutra: "tato dvandva anabhighatah" 4. La gente non capisce il senso di questo. Cos'è dvandva (la dualità)? - caldo e freddo, piacere e sofferenza, questo è l'effetto, ma non l'essenza, l'essenza è la mente. La mente deve fare due cose: vuole soddisfare i sensi e vuole soddisfare il sé, e rimane imprigionata in mezzo tra l'andare con i sensi e l'andare con l'essenza. Attraverso gli Asana si può arrivare a uno stato in cui la mente diventa una, la mente dualistica diventa mente unica, il che significa che automaticamente va verso la sua essenza – l'anima. Questo è il modo in cui (lo yoga) mi ha condotto a sperimentare il sé nella pratica degli Asana. Al giorno d'oggi si è diffusa l'idea che gli Asana si pratichino per la salute, ma la salute ne è un prodotto collaterale: Patanjali non ha mai detto da nessuna parte che questo yoga sia per la salute. Lo yoga ha l'unico scopo di trasformare la mente dualistica in mente singola.

Nel terzo capitolo questo concetto è sviluppato molto bene : "tato manojavitva vikaranabhaavah pradhaanajayashca" 5: con la pratica regolare degli asana la mente raggiunge lo stato in cui va verso la sua essenza, la mente essenziale, cioè la mente singola. In questo capitolo si trovano le risposte a tutte le questioni riguardanti gli Asana : "ruupalaavanyabalavajrasamhananatvaani kaayasampat" 6 .

Che cos'è Samapatti? Oggi quando si parla di meditazione si dice: "state seduti tranquilli" , cioè si inducono le persone ad andare verso lo stato di meditazione in maniera "medica". Mentre io lo faccio biologicamente, praticando gli Asana porto il sé fuori dalla sua prigione, lo porto a viaggiare nel corpo, questa è la differenza nel il mio modo di insegnare.... Ho cambiato, trasformato. Lo yoga è portare il sé fuori dalla prigione in modo che possa viaggiare nel corpo fino a raggiungere una pratica dello yoga che sia percettiva: in questo modo la mente e il sé sono tutt'uno con il corpo e non c'è più separazione tra corpo, mente e sé.

Ecco come imparato, attraverso lo sforzo quotidiano, e come ho presentato al pubblico lo yoga, che adesso è diventato una materia familiare a tutti, in tutti i continenti del mondo.

Motivi del declino dello yoga

Ma perché ciò che fu rivelato dai saggi rishi agli indiani è stato poi tanto trascurato, fino a diventare estraneo proprio ai figli dei grandi saggi dell'India? Forse il motivo va ricercato nella nostra storia, nell'invasione dei Moghul, poi degli Inglesi: le nostre arti e le nostre scienze tradizionali andarono perdute per lasciare il posto a quelle degli invasori, e molti cominciarono a seguirle, diventarono dei voltagabbana! A quei tempi l'India era un Paese ricchissimo: si è impoverita perché è stata continuamente depredata di tutte le sue risorse dagli invasori. Quando l'India fu invasa dai Moghul, da Tamerlano, questi perpetrarono ogni tipo di violenza sulle donne e su tutta la popolazione, quindi gli yogi dovettero cercare il rifugio in luoghi remoti: è così che si è persa la connessione e perdendo la connessione abbiamo perso la Samskriti, la nostra tradizione culturale.

Esperienze da Londra

Quando sono andato in Inghilterra per la prima volta, nel 1954, l'indipendenza aveva solo sette anni. Gli inglesi non mi permettevano nemmeno di prendere il tè con loro: ero segregato perché ero indiano, ero uno schiavo! Mi nutrivo solo di pane e caffè perché non c'era nemmeno verdura che potessi mangiare, l'unica disponibile era verdura fritta, che mi danneggiava il fegato, per cui prendevo solo pane e burro, e caffè, nient'altro. E gli inglesi dicevano: "Quanta forza ha questo mangia-erba!", perché insegnavo dalla mattina fino alla sera tardi, senza mai stancarmi . Dicevano: "Noi ci nutriamo di cibo sano, mentre questo qui mangia solo erba, solo insalata." Lo sa la gente quello che dovuto sopportare? Mi chiamavano schiavo! E io pensavo fra me e me: un giorno sarò io il negriero dei negrieri. Non ho fatto trapelare niente, ma pensavo: verrà il giorno in cui sarò io a trattarvi nello stesso modo. E poi hanno visto! Nei primi libri, se leggete, BKS sta per cosa? Botte, calci, urla! (Beating, Kicking, Shouting)

Ora invece si dice che BKS sta per Bellezza, Conoscenza e Serenità. (Beauty, Knowledge, Serenity)

Potete ben immaginare che trasformazione ha avuto luogo per arrivare da "botte" a "bellezza"....

Con gratitudine

B.K.S. Iyengar

(14.12.1918-20.8.2014)

Bibliografia citata:

  • I.K. Taimni, La scienza dello Yoga, Commento agli yogasutra di Patanjali, Roma, Ubaldini, 1970
  • B.K.S. Iyengar, Gli antichi insegnamenti dello Yoga, Futura, 1997
  • Patanjali, Yogasutra, a cura di Federico Squarcini, Torino, Einaudi, 2015

Si ringraziano la Vishuddi Films ed in particolare Deepika Kothari per aver concesso la riproduzione gratuita del video da loro curato http://vishuddhifilms.com

 

Note

1

 Bhagavad Gita, 2.48 e 50

2

 Bhagavad Gita, 6.13

3

 YS, II, 46

4

 YS, II, 48: Da ciò, la mancanza di attacchi da parte delle coppie degli opposti (Taimni); Da questo punto in poi il sadhaka non è più disturbato dalla dualità (Iyengar); Dalla quale deriva l’immunità alle coppie di opposti (Squarcini)

5

 YS; III, 49 a Da qui la cognizione istantanea senza l’impiego di alcun veicolo ed il dominio completo sul pradhana (Taimni); Grazie alla padronanza dei sensi di percezione, la velocità del corpo, dei sensi e della mente dello yoga uguaglia quella dell’anima, indipendente dalle cause primarie della natura. Senza l’aiuto della coscienza, egli sottomette il primo principio della natura (mahat) (Iyengar) Solo per colui che è pervenuto alla comprensione dell’alterità esistente tra intelletto (sattva) e purusa , di dà la sovranità su ogni stato di esistenza e la condizione di onniscienza (Squarcini)

6

 YS, III, 47: La bellezza, la bella complessione, la forza e la compattezza adamantina costituiscono la perfezione corporea (Taimni); Bellezza della forma. grazia, forza, compattezza e la durezza e brillantezza di un diamante costituiscono la perfezione del corpo (Iyengar); 3, 46: Una compiutezza (sampat) del corpo (kaya) consistente nella sua bellezza (rupa), grazia (lavanya), forza (bala) e adamantina durezza (Vajrasamhanama) (Squarcini) 

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