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Sadhana - Filosofia

07/04/2022             

 

Un'intervista a Guruji sul suo metodo  

(An Interview with Guruji on this "system")

 

 

 


 

Per chi non conosce il suo “stile” di insegnamento dello yoga, in che cosa è diverso dagli altri?

I principi dello yoga sono gli stessi, lo “stile” può cambiare. Lo yoga è uno solo ma può avere diverse versioni, come il tronco è uno e i rami sono molti. L’origine del tronco è la stessa. Si può sperimentare una trasformazione nel proprio modo di vivere con qualsiasi stile di yoga. Il mio modo di praticare non è diverso dagli altri, tranne nell’allineamento dei nervi motori con i nervi sensori, cosa che richiede riflessione da parte dell’intelletto e azioni corrette, per evitare anche le minime distorsioni della struttura anatomica. In questo modo le ossa, le articolazioni, le fibre muscolari, l’energia, la mente e l’intelligenza vengono fatte funzionare contemporaneamente, in equilibrio ed armonia; la forza vitale ed il core entrano in contatto con tutti gli strati del corpo.


 

Qual è l’importanza della precisione e dell’allineamento nell’Iyengar Yoga?

Mia cara, l’allineamento porta alla precisione e la precisione è uno stato divino in cui si sperimenta l’unione della energia cosmica con quella individuale.

Cioè, la precisione è il punto d’incontro dell’anima individuale con l’Anima Universale.


 

Quali sono i benefici del tenere le posizioni per periodi di tempo più lunghi?

Le pratiche dello yoga sono sia movimento sia azione. Il movimento è muoversi in sequenza da una posizione all’altra, raggiungere la posizione finale e ritornare indietro al punto di partenza, pratica comunemente nota come vinyasa.

Nel movimento la mente esterna è attiva, mentre se si tengono gli āsana per un tempo più lungo, la mente esterna automaticamente è portata ad entrare in contatto con la mente interna e, attraverso la mente interna, raggiungere la propria coscienza e Sé.

Rimanere a lungo in un āsana fa sì che l’intelligenza e la consapevolezza sviluppino pazienza e tolleranza. Inoltre aiuta ad osservare l’āsana con senso critico per mantenere la posizione corretta e sperimentare stabilità e quiete.

In secondo luogo, tenere l’āsana a lungo aiuta la mente e l’intelligenza ad andare in profondità in ciò che è sconosciuto o in quelle parti del corpo interno difficili da conoscere. L’andare in profondità richiede l’attenzione con l’azione, la consapevolezza dinamica e gli aggiustamenti sempre più fini necessari ad una posizione precisa. Da ultimo, rimanere a lungo in un āsana aiuta a costruire stabilità del sistema nervoso in quanto incrementa coraggio mentale e intellettuale, vigore e fede nella fermezza del proprio sādhana.


 

L’utilizzo dei supporti, cuscini, coperte, cinture, mattoni, è fondamentale nel suo insegnamento. Perché? Può descrivere la loro funzione, fisica, spirituale o entrambe?

Non è vero che l’uso dei supporti, cuscini, coperte, mattoni e cinture sia centrale nella mia pratica o insegnamento. È semplicemente un metodo alternativo di padroneggiare gli āsana. Poiché i veri maestri sono molto rari, ho sviluppato questi supporti per guidare i praticanti nella giusta direzione mentre eseguono gli āsana in quanto li aiutano a non fare errori e andare nella direzione sbagliata. Nella pratica personale, i supporti sono un modo per aiutarsi e guidarsi.

In secondo luogo, per chi è mentalmente confuso, fisicamente rigido o vacillante o ha qualche problema fisico, è difficile praticare in modo autonomo. Così come negli ospedali ci sono i reparti di terapia intensiva, i supporti monitorano il corpo dei praticanti, evitando loro errori e agevolandoli nello sperimentare un senso di benessere, comfort e fiducia.

In terzo luogo, i supporti possono fare due cose contemporaneamente. Aiutano ad estendere ed espandere i muscoli, le articolazioni e gli organi del corpo, e inducono a rilassare la mente. Guardando all’interno senza tensioni, si scopre una via per la meditazione.

Quando i supporti guidano il corpo nella giusta direzione, si percepisce una sensazione di benessere nel corpo e di piacevole freschezza nella mente. Questa esperienza porta naturalmente a provare equilibrio ed unità fra corpo, mente e Sé.

 

 

In “Vita nello Yoga” lei parla del metodo yogico come mezzo che conduce all’illuminazione dove le posture fisiche sono solo l’inizio di ciò che è, in definitiva, un viaggio verso l’interno. Lei ritiene che lo yoga abbia da offrire qualcosa a coloro che non ci credono, non sono in cerca dell’illuminazione o non hanno fede?

Se porto il mio esempio, ho iniziato a praticare le posizioni soltanto a livello fisico, per ottenere un buon stato di salute da una condizione precaria. Ciò ha gradualmente allenato la mia mente e intelligenza ad andare in profondità e a trovare il core sia delle azioni che dei pensieri. Questo mi ha permesso di elevarmi da un puro livello fisico ad un livello di conoscenza della “Luce sulla Vita”.

In secondo luogo lo yoga, attraverso gli āsana, ha molto da offrire a tutti, in qualsiasi condizione siano. Non ha confini geografici, di genere, di casta o di religione. Chiunque, in oriente come in occidente, a nord e a sud, può avere problemi fisici, disturbi emotivi o confusione intellettuale. Lo yoga aiuta a coltivare il corpo, la mente, l’intelligenza e la consapevolezza. Sappiamo infatti che l’essere umano è soggetto a problemi fisici, mentali, emotivi ed intellettuali. Lo yoga, come scienza e come filosofia, aiuta persone di ogni parte del mondo a guarire da queste problematiche, indicando i corretti modi di vivere e stimolando la ricerca di un’esistenza piena e nobile.

Fortunatamente lo yoga resta una materia pratica, che ci si creda o meno, che si abbia fiducia oppure no. Esso dona buona salute fisica, schiarisce la mente, rende stabili i pensieri emotivi, crea lucidità nel pensiero e insegna la pulizia non solo in rapporto a sé stessi ma anche con gli altri. Per sperimentare tutto ciò bisogna praticare ininterrottamente e per lungo tempo in quanto la natura agisce lentamente. Anche se lo yoga non riesce a sradicare completamente le sofferenze di chi pratica, almeno ha il potere di ridurle.


 

Cosa ne pensa della tendenza molto diffusa dello yoga nelle palestre in America? È una cosa positiva o negativa?

Mia cara, io sono felice che lo Yoga si diffonda sia in forma fisica, sia mentale e spirituale. Oggi il mondo scientifico vuole rilevare e documentare gli effetti dello yoga sull’essere umano man mano che esso si diffonde sempre di più. Gli scienziati possono sottoporre a esami clinici centinaia e migliaia di persone, cosa che una volta non era possibile. Ora si possono per lo meno raccogliere dati scientifici e mostrare il valore dello yoga nella giusta prospettiva fisica, fisiologica e mentale.

Come può una cosa positiva, mantenersi almeno in buona salute lavorando in palestra, diventare negativa? Mantenersi in buona salute è l’obiettivo di tantissime persone, mentre l’approccio spirituale è questione completamente individuale.


 

Per Lei e per molti Indù lo yoga è uno stile di vita. Per gli occidentali spesso è solo un buon modo per fare stretching, diventare più forti fisicamente e rilassarsi. Pensa che si perda qualcosa quando lo yoga viene spogliato della sua spiritualità e trattato come un qualsiasi corso di ginnastica?

Lo yoga ha due facce. Una è fisica e l’altra è spirituale. Il lato fisico è la parte concreta e visibile della forza vitale riconoscibile attraverso gli organi di azione, gli organi di percezione e la mente. L’altra faccia è il Sé o l’anima, che è astratta e sfuggente alla nostra comprensione. Questo è uno stato che può essere sentito ma non si descrive a parole.

Orientali o occidentali che siano, le persone credono in quello che vedono e, dopo aver compreso lo strato del corpo conosciuto e visibile, in modo naturale avranno desiderio di raggiungere anche gli strati più sottili del corpo - fisiologici, mentali, intellettuali e spirituali. Obiettivo è raggiungere l’origine di tutte le fluttuazioni raffinando l’intelligenza e la consapevolezza per fare esperienza dell’aspetto più sottile del vivere. Questo aspetto è il core dell’essere o del Sé.

Quindi, non penso che l’essenza dello yoga si limiti al proprio sādhana. Una cosa è la deduzione, ma altra cosa è la realtà del fare e sperimentare. Per me il corpo è il sé tangibile e visibile, la mente è il sé più sottile e il “Sé” è il più sottile del sottile.

Esiste una progressione, una gerarchia nel campo dello yoga. I praticanti non possono saltare subito al più alto livello. Devono progredire un passo alla volta dalla sfera fisica a quella spirituale. Se lo yoga viene inteso come ginnastica non è colpa dello yoga ma dei pregiudizi e errori con cui lo si considera.


 

Le persone possono avere benefici dallo yoga indipendentemente da dove sia la loro mente?

Chi non ha l’abitudine di attivare i muscoli come dovrebbe proverà un senso di benessere con i movimenti dello yoga. In primo luogo si sentono i benefici della leggerezza degli arti e della freschezza della mente, anche se l’onda mentale non è nello yoga. Lo yoga migliora l’attenzione, che si deve focalizzare sul corretto allineamento tra corpo e mente e tra mente e intelligenza. Senza questa attenzione e riflessione della mente, la pratica non è possibile in quanto l’essenza dello yoga è integrare il corpo con la mente e la mente con il Sé; può volerci tempo. I benefici dello yoga dipendono dalla disposizione d’animo. Se si pratica in maniera superficiale si avranno risultati superficiali, una pratica intensa porta invece intensi benefici.


 

Lei sottolinea come l’Haṭha Yoga vada oltre l’esperienza fisica. Ci può dire una posizione a sua scelta in cui ha sentito questo insegnamento e condurci un passo per volta lungo il percorso di questi effetti fisici, emotivi e spirituali da Lei sperimentati?

Ho menzionato per caso l’Haṭha Yoga? Perché mi sta facendo una domanda scorretta? Spesso ho detto che lo yoga è uno. Perché fa distinzioni?

Per la seconda parte della domanda, ci vorrebbero pagine e pagine per rispondere. Ci vorrebbe un libro, è difficile da dire in poche righe. Ne ho trattato nel mio ultimo libro “Vita nello Yoga”. Se legge tutto il libro può trovare la risposta alla sua domanda. Ciò che sto dicendo ora è che forza fisica, forza mentale, forza nervosa, forza intellettiva e forza della consapevolezza devono essere bene in equilibrio operando di concerto in tutte le parti del corpo simultaneamente, in modo che il core dell’essere, l’intelligenza e la consapevolezza si muovano insieme ed uniformemente. Se corpo è il campo che viene arato dall’intelligenza, il Sé è il giardiniere che fa sì che l’intelligenza coltivi il campo utilizzando āsana e prāṇāyāma come strumenti. Continuando a coltivare, strato per strato (fisico, fisiologico, mentale, intellettivo e della consapevolezza) si fa esperienza nella vita della condizione di gioia, la vita divina o spirituale.

 

 

Nel viaggio verso l’interno con lo yoga, Lei descrive uno stato emotivo in cui ci si sente al tempo stesso rilassati e coscienti ma non offuscati. In una società dove viene esaltato l’essere sempre svegli e pronti, in modalità “on”, in una condizione poco incline al rilassamento, può dirci di più sulla relazione fra gli stati di rilassamento e consapevolezza?

Noi siamo dotati di quattro lobi del cervello: sebbene siano spiegati biologicamente, Patañjali li spiega a livello intellettuale: centro del confronto, centro della sintesi, centro della gioia e centro della consapevolezza (YS, I, 17). Allo stesso modo le quattro cavità del cuore, secondo un aforismo di Patañjali, sono la sede di amicizia, compassione, gioia e distacco (YS, I, 33).

Se la testa aiuta la crescita verticale delle conoscenze, il cuore aiuta nella espansione orizzontale dell’intelligenza. La testa coltiva l’attenzione e il cuore la consapevolezza. Attenzione e consapevolezza: la pratica dello yoga mette insieme queste due intelligenze che si integrano, in modo che attenzione e consapevolezza siano portate a comunicare, a dialogare, a scambiarsi le impressioni, per entrare in intimità una con l’altra. Portare la riflessione nel cuore automaticamente aiuta ad avere attenzione senza tensione, rilassamento nell’attenzione e consapevolezza. Questa è la bellezza dello yoga come disciplina dell’esperienza più che delle parole.


 

Lei considera la recente ondata di disastri nel mondo (sia naturali sia provocati dall’uomo) come un segno che il sistema è in squilibrio, oppure questo è solo il modo in cui funziona l’universo? Se si tratta di squilibrio, come possono intervenire gli individui?

Questa è una domanda astratta. Anche se devo dire che i disastri sono provocati dall’uomo; ciò che altera i ritmi naturali finisce nella sofferenza.

L’Universo si muove ritmicamente in un ordine cosmico. Ma l’uomo si muove nell’ordine cosmico disturbandone il ritmo e causando i maggiori disastri della natura. Deve imparare a rispettare la generosità e la bellezza della natura e non a esaurire la sua energia e risorse per fini egoistici.


 

Come aiuta lo yoga per specifiche problematiche fisiche come ad esempio il mal di schiena?

I disturbi fisici possono presentarsi dalla nascita, per volere di Dio. Però lei mi parla di un disturbo indotto dall’uomo, che altera la sua anatomia con abitudini sbagliate.

 

La pratica dello yoga aiuta a comprendere l’anatomia divina e non l’anatomia normale che si è formata a seguito di stili di vita e abitudini. Si deve praticare ogni āsana per correggere l’anatomia distorta dalle abitudini. Mentre si pratica l’āsana bisogna aggiustare saggiamente la parte anatomica senza disturbare muscoli e articolazioni. Se si trova una distorsione nell’anatomia non si può parlare di āsana. Ecco perché insisto molto sull’allineamento, che è guida per l’illuminazione. Questa è la chiave, non solo per il mal di schiena ma anche per molti altri disturbi.

 

 

 

 

(Questa intervista era stata raccolta da Stephanie Tade nel 2005 e pubblicata su Yoga Rahasya, 25, 3, 2018. Hanno lavorato alla traduzione italiana: Patrizia Maffei, Anita Suppa e Ilaria Zinzani)


 

Bibliografia:

BKS Iyengar, Via nello Yoga, trad.it., Roma, Edizioni Mediterranee, 2008

YS= BKS Iyengar, Gli antichi insegnamenti dello Yoga. I Sutra del grande maestro Patañjali, Gruppo Editoriale Futura, s.l., 1997.


 

Referenze immagini:

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